Con la sentenza n. 10435 del 2 maggio 2018 la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione si è finalmente pronunciata su una questione di particolare importanza che, fino ad oggi, era stata esaminata dalla sola giurisprudenza di merito: quali siano le conseguenze, in base al testo dell’art. 18 St. Lav. come riformato dalla L. 92/2012, della violazione del c.d. obbligo di repechage in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. E l’intervento del Supremo Collegio è di quelli destinati a fare rumore, in quanto ribalta quello che era l’orientamento prevalente dei Giudici di merito.

Secondo la maggior parte dei Tribunali e delle Corti d’Appello pronunciatisi sull’argomento, infatti, alla violazione dell’obbligo di repechage conseguirebbe esclusivamente la tutela indennitaria c.d. forte, cioè quella prevista dal co. 5 dell’art. 18 e consistente in un risarcimento meramente economico, incluso tra le 12 e le 24 mensilità. Questo perché l’obbligo di ricollocare il lavoratore nell’ambito dell’organizzazione aziendale sarebbe da considerarsi un elemento esterno al giustificato motivo oggettivo di licenziamento, non rientrante nel concetto di fatto la cui manifesta insussistenza, secondo quanto previsto dal co. 7 dell’art. 18, comporta l’applicazione della tutela reintegratoria di cui al co. 4.

Ebbene, la Cassazione, chiamata a decidere sull’impugnazione di una sentenza della Corte di Appello di Bologna, la n. 744/2016, che nel caso specifico aveva escluso l’applicabilità della tutela reintegratoria pur avendo riscontrato l’illegittimità del licenziamento per inottemperanza del datore di lavoro all’obbligo di repechage, con la decisione che qui si commenta ha fissato il seguente principio di diritto: la verifica della manifesta insussistenza del fatto posto alla base del licenziamento concerne entrambi i presupposti di legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo e, quindi, sia l’effettiva sussistenza delle dedotte ragioni inerenti all’attività produttiva, sia l’impossibilità di ricollocare altrove il lavoratore.

L’obbligo di repechage, quindi, diventa nell’interpretazione della Cassazione uno degli elementi costitutivi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, con la conseguenza che il Giudice del merito, una volta accertata la violazione di tale obbligo da parte del datore di lavoro, dovrà valutare se detta violazione sia da considerarsi manifesta e ciò, come detto, ai fini dell’applicabilità della tutela reintegratoria di cui al co. 4 dell’art. 18.