Le regole dei licenziamenti collettivi sono state disciplinate dal legislatore con la legge n. 223/1991 che ha recepito nel nostro Paese la direttiva comunitaria n. 75/129 del 17 febbraio 1975.

In particolare, è l’articolo 24 a rappresentare la norma di riferimento, che prevede l’applicabilità delle regole dei licenziamenti collettivi e dunque l’esclusione della disciplina dei licenziamenti individuali, alle imprese che occupano più di quindici dipendenti (compresi i dirigenti) e che, in conseguenza di una riduzione o trasformazione di attività o di lavoro, intendano effettuare almeno cinque licenziamenti, nell’arco di centoventi giorni, in ciascuna unità produttiva, o in più unità produttive nell’ambito del territorio di una stessa provincia.

In presenza di tali condizioni, tutti i licenziamenti di natura economica relativi alla medesima riduzione o trasformazione vengono ricondotti ad un’unica procedura, che si articola nei seguenti passaggi.

  1. A) Il datore di lavoro deve innanzitutto effettuare una comunicazione preventiva per iscritto alle rappresentanze sindacali aziendali costituite ai sensi dell’articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, nonché alle rispettive associazioni di categoria, ovvero, alle associazioni di categoria aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale.

Detta comunicazione preventiva deve contenere:

– i motivi che determinano la situazione di eccedenza;

– i motivi tecnici, organizzativi o produttivi, per i quali si ritiene di non poter adottare misure idonee a porre rimedio alla predetta situazione ed evitare, in tutto o in parte, il licenziamento collettivo;

– il numero, la collocazione aziendale e i profili professionali del personale eccedente;

– i tempi di attuazione del programma di riduzione del personale;

– eventuali misure programmate per fronteggiare le conseguenze sul piano sociale della attuazione del programma medesimo.

  1. B) Le rappresentanze sindacali dei lavoratori possono richiedere entro sette giorni un esame congiunto allo scopo di valutare le cause che costituiscono la cause che determina l’eccedenza e le possibilità di evitate i licenziamenti attraverso una ricollocazione dei lavoratori o comunque una utilizzazione diversa, anche col ricorso ai contratti di solidarietà o a forme di flessibilità per la gestione del lavoro. Tale procedura deve concludersi entro 45 giorni dalla data del ricevimento della comunicazione dell’impresa.

I termini sono in ogni caso dimezzati, qualora il numero dei lavoratori interessati alla procedura di mobilità sia inferiore a 10.

  1. C) Esaurita la fase di consultazione sindacale, a prescindere dall’esito, il datore di lavoro ha l’obbligo di comunicare l’esito delle consultazioni alla Regione o alla Provincia competente delegata dalla Regione. L’ufficio competente, nel caso di mancato accordo convoca le parti al fine di tentare l’intesa tra le parti. Tale fase può durare al massimo 30 giorni (anche in questo caso opera la riduzione a metà nel caso i lavoratori interessati siamo meno di dieci) e, conclusa la procedura, l’impresa ha facoltà di procedere alla risoluzione dei rapporti di lavoro, intimando il licenziamento individualmente ai singoli lavoratori.

La scelta dei lavoratori interessati dalla procedura di riduzione del personale deve essere attuata, in relazione alle esigenze tecnico-produttive ed organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri di scelta previsti dall’accordo sindacale, ovvero, in caso di mancato accordo, di quelli previsti dall’art. 5 della legge n. 223/1991: carichi di famiglia, anzianità, esigenze tecnico-produttive ed organizzative.

La violazione di tali criteri comporta l’inefficacia del licenziamento.

  1. D) Una volta intimati i licenziamenti, entro sette giorni il datore di lavoro deve effettuare una comunicazione alla Commissione regionale per l’impiego e alle associazioni di categoria interessate dalla procedura iniziale, contenente l’elenco dei lavoratori licenziati, con l’indicazione per ciascun soggetto del nominativo, del luogo di residenza, della qualifica, del livello di inquadramento, dell’età, del carico di famiglia, nonché con puntuale indicazione delle modalità con le quali sono stati applicati i criteri di scelta.

Quello delle comunicazioni, sia iniziale che finale, rappresenta un onere molto importante, che la giurisprudenza di legittimità ritiene sanzionabile con l’inefficacia del licenziamento.

 

Da segnalare che la Riforma Fornero (L. 92/2012) ha abrogato, con decorrenza 1 gennaio 2017, l’istituto della mobilità e pertanto, a decorrere da tale data, tutti i lavoratori licenziati all’esito di una procedura di licenziamento collettivo beneficeranno esclusivamente dell’indennità NASPI.