Come auspicato, iniziano ad arrivare i primi chiarimenti sulle disposizioni introdotte dal Decreto Agosto, che, come sottolineato nei nostri precedenti interventi ai quali si rimanda, hanno sollevato parecchi dubbi interpretativi.

Il primo intervento è quello dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), il quale, con la nota n. 713 del 16 settembre 2020, ha fornito qualche indicazione in tema di esoneri contributivi, contratti a termine e blocco licenziamenti.

Esonero contributivo per le aziende che non usufruiscono della cassa integrazione (art. 3 Decreto Agosto)

L’INL conferma innanzitutto che l’esonero contributivo in argomento, previsto per i datori di lavoro che hanno già fruito nei mesi di maggio e giugno 2020 dei trattamenti di integrazione salariale Covid-19 e che rinunciano ad usufruire delle ulteriori 18 settimane di cassa concesse dal Decreto Agosto, è riconosciuto anche alle aziende che abbiano richiesto periodi di cassa integrazione ai sensi del precedente D.L. 18/2020 e che ne abbiano fruito anche dopo il 12 luglio.

Nel fornire indicazioni in merito al blocco dei licenziamenti, l’INL sembrerebbe inoltre dare una risposta ad uno dei dubbi interpretativi riguardanti l’esonero contributivo previsto dall’art. 3 e cioè se esso sia da considerarsi obbligatorio. Il caso è quello di un’azienda che, avendo usufruito della cassa nei mesi di maggio e giugno 2020 e non intendendo utilizzare nessuna delle 18 settimane concesse dal Decreto Agosto, non intende usufruire dell’esonero contributivo di cui all’art. 3 per poter procedere da subito con dei licenziamenti. Sul punto, l’INL afferma che, laddove il datore di lavoro non ritenga di fruire della cassa integrazione ai sensi del Decreto Agosto, un eventuale licenziamento sarebbe in ogni caso impedito dalla possibilità di accedere all’esonero dal versamento contributivo di cui all’art. 3. Per poter procedere con il licenziamento, quindi, si dovrebbe attendere il 31 dicembre.

Infine l’INL ricorda che l’esonero contributivo in argomento è inquadrato nell’ambito degli aiuti di Stato e di conseguenza richiede, ai fini dell’efficacia della norma che lo prevede, l’autorizzazione della Commissione europea. Autorizzazione di cui, ad oggi, continua a non aversi notizia.

Contratti a tempo determinato (art. 8 Decreto Agosto)

L’art. 8 del Decreto Agosto è intervenuto a modificare l’art. 93 del D.L. 34/2020 e ha previsto la possibilità, in deroga all’art. 21 D.Lgs. 81/2015, di prorogare o rinnovare contratti a tempo determinato per un periodo massimo di 12 mesi e per una sola volta, pur sempre nel rispetto del termine di durata massima di 24 mesi, senza necessità delle causali di cui all’art. 19 dello stesso D.Lgs. 81/2015. A questo proposito, l’INL chiarisce che la nuova disciplina consente di derogare anche a quanto disposto dall’art. 21 Lgs. 81/2015 in tema di numero massimo di proroghe e di rispetto dei periodi c.d. di stop and go, cioè quei periodi di interruzione obbligatoria tra la scadenza di un contratto e l’inizio del successivo. Ne consegue che, nell’ambito dei 24 mesi complessivi consentiti, sarà comunque possibile prorogare il rapporto di un periodo ulteriore di massimo 12 mesi anche nel caso in cui siano stato già state fatte 4 proroghe, così come sarà possibile rinnovarlo anche prima della scadenza del periodo di stop and go.

Oltre a confermare che il termine del 31 dicembre 2020 è riferito esclusivamente alla formalizzazione della proroga o del rinnovo e che pertanto la durata del rapporto potrà protrarsi anche nel corso del 2021, l’INL ha altresì chiarito che la proroga obbligatoria, prevista dall’abrogato co. 1bis dell’art. 93 e fruita nel periodo di vigenza di tale disposizione (18 luglio – 14 agosto), deve essere considerata neutrale e pertanto non va computata nella durata massima di 24 mesi del rapporto a tempo determinato.

Blocco dei licenziamenti collettivi e individuali (art. 14 Decreto Agosto)

L’INL, seppur in modo non particolarmente chiaro, sembra prendere posizione nel dibattito relativo alla validità del blocco dei licenziamenti anche per quelle aziende che non intendono usufruire della cassa integrazione nel periodo successivo al 12 luglio 2020 e, non avendone nemmeno usufruito nei mesi di maggio giugno 2020, non hanno titolo di usufruire dell’esonero contributivo.

L’Ispettorato, infatti, scrive che, salvo eventuali modifiche in sede di conversione del decreto legge, il divieto di licenziamento, essendo una misura di tutela dei livelli occupazionali durante il periodo emergenziale, sembra operare per il solo fatto che l’impresa non abbia esaurito le settimane di cassa disponibili e ciò sia quando ne abbia fruito solo in parte, sia quando non abbia affatto fruito dell’ammortizzatore sociale.

Stando a questa lettura, quindi, tutti i datori di lavoro, prima di poter procedere con un qualsiasi licenziamento per giustificato motivo oggettivo, a prescindere che la motivazione dello stesso sia riconducibile o meno all’emergenza epidemiologica da Covid-19, dovrebbero comunque usufruire integralmente delle 18 settimane di cassa integrazione (oppure, se possibile, dell’esonero contributivo).

Va in ogni caso osservato che, nonostante l’intervento dell’INL, i dubbi sull’argomento persistono e quindi continuiamo ad auspicare un intervento interpretativo che possa definitivamente dirimere la questione.