Le modifiche apportate dal Jobs Act (D.Lgs. 151/2015)

L’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori è stato significativamente modificato dall’art. 23 del D.Lgs. n. 151/2015: la previgente formulazione vietava l’utilizzo di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature aventi per scopo esclusivo il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, mentre era consentita, previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o, in subordine, previa autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro, l’installazione di strumenti di controllo c.d. preterintenzionale, volti cioè a soddisfare esigenze produttive, organizzative e di sicurezza del lavoro, ma dai quali sarebbe potuta derivare anche la possibilità di controllo a distanza dei lavoratori.

L’ attuale co. 1 dell’art. 4 citato non contiene più un espresso divieto di installare strumenti aventi per fine esclusivo il controllo dell’attività dei lavoratori, tuttavia tale divieto resta implicito nella nuova formulazione della norma, che prevede, al co. 2, la necessità dell’autorizzazione sindacale o amministrativa in caso di strumenti da cui derivi la mera possibilità di controllo sui lavoratori, ma che non estende tale possibilità agli strumenti finalizzati esclusivamente al controllo sugli stessi.

Come nel vecchio testo, è pertanto ancora consentito l’impiego di impianti e strumenti di controllo a distanza, previo accordo sottoscritto con le rappresentanze sindacali, ovvero, a seguito delle modifiche apportate dal D.Lgs. n. 185/2016, presso la sede territorialmente competente dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, a condizione che detti strumenti siano finalizzati esclusivamente ad esigenze organizzative e produttive, sicurezza del lavoro e, novità introdotta dal Jobs Act, di tutela del patrimonio aziendale.

La novità più rilevante introdotta dal D.Lgs. 151/2015 è la previsione, contenuta sempre nel co. 2, che legittima il controllo a distanza, senza necessità di rispettare i predetti requisiti finalistici e procedurali, realizzato attraverso gli “strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa” e gli strumenti di “registrazione di accessi e delle presenze”. Il successivo co. 3 prevede comunque che le informazioni così raccolte sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro (ad esempio, ai fini di un procedimento disciplinare, del conteggio dei giorni di permessi, ferie, etc.) solo a condizione che i lavoratori vengano informati adeguatamente sulle modalità di utilizzo di detti strumenti e che venga rispettata la normativa sulla privacy (D.Lgs. 196/2003), in particolare i criteri di necessità, pertinenza e non eccedenza dei dati trattati, a pena di inutilizzabilità dei dati così raccolti.

Sul tema si segnala la Circolare n. 2 del 7.11.2016 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, secondo la quale “si considerano come strumenti di lavoro quegli apparecchi, dispositivi, apparati e congegni che costituiscono il mezzo indispensabile al lavoratore per adempiere la prestazione lavorativa dedotta in contratto, e che per tale finalità siano stati posti in uso e messi a sua disposizione“.

Il caso specifico trattato dalla Circolare in esame riguarda l’installazione di apparecchiature di localizzazione satellitare GPS sulle autovetture in uso ai dipendenti. Ebbene, secondo l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, i sistemi di geolocalizzazione rappresentano generalmente un elemento aggiuntivo rispetto ai normali strumenti di lavoro, in quanto gli stessi non sono utilizzati in via primaria ed essenziale per eseguire l’attività lavorativa, “ma per rispondere a delle ulteriori esigenze di carattere assicurativo, organizzativo, produttivo o ancora per garantire la sicurezza sul lavoro”. Pertanto, la loro installazione richiederà l’accordo sindacale o l’autorizzazione amministrativa di cui al co. 2.

Solo in alcuni casi i sistemi di geolocalizzazione possono essere considerati come veri e propri strumenti di lavoro e, in quanto tali, installabili senza necessità di accordo o autorizzazione. Quando, cioè, sono installati per consentire l’effettiva attuazione della prestazione lavorativa, ovvero quando la loro installazione è richiesta direttamente da disposizioni legislative o regolamentari.